Transizione 4.0 e Transizione 5.0: come funzionano gli incentivi
Due nomi simili, due misure che nel tempo si sono parzialmente sovrapposte e che, nel 2026, hanno preso strade diverse. Vale la pena distinguerle con ordine, perché la confusione tra le due è la fonte più comune di errori tra chi cerca di orientarsi tra gli incentivi disponibili.

Transizione 4.0: crediti d’imposta sui beni strumentali
Transizione 4.0 è la misura più longeva delle due: crediti d’imposta per l’acquisto di beni strumentali materiali “4.0” (macchinari interconnessi, per intenderci), beni immateriali 4.0 (software di gestione della produzione), beni immateriali fuori da questa disciplina specifica, e attività di formazione legate alla digitalizzazione dei processi. È finanziata all’interno della Missione 1 del PNRR, come descritto nell’articolo su PNRR e transizione digitale.
Transizione 5.0: l’incentivo legato all’efficienza energetica
Transizione 5.0 nasce più tardi e con un vincolo aggiuntivo, tipico del suo impianto: il credito d’imposta è riconosciuto solo per investimenti, effettuati tra il 1° gennaio 2024 e il 2025, in progetti di innovazione da cui derivi una riduzione certificata dei consumi energetici — non inferiore al 3% dei consumi complessivi dell’intera struttura produttiva, oppure al 5% dei consumi specifici dei soli processi interessati dall’investimento.
La Legge di Bilancio 2025 ha ampliato l’ambito di applicazione della misura e semplificato le procedure di accesso. Un decreto legge successivo ha però anticipato la scadenza per la presentazione delle domande dal 31 dicembre al 27 novembre 2025. Il credito, una volta riconosciuto, è utilizzabile in compensazione tramite F24 decorsi cinque giorni dalla trasmissione dei dati dal GSE all’Agenzia delle Entrate; l’importo non ancora utilizzato viene riportato in avanti su cinque quote annuali di pari importo.
Cosa cambia nel 2026
La Legge di Bilancio 2026 ha scelto due strade diverse per le due misure. Per Transizione 5.0 non è previsto un rifinanziamento generale: la finestra si è chiusa con la scadenza anticipata di novembre 2025. Per Transizione 4.0, invece, arriva un fondo di 1,3 miliardi di euro a valere su una dotazione complessiva di 2,2 miliardi, utilizzabile esclusivamente in compensazione tramite modello F24 nel corso del 2026 — pensato in particolare per le imprese rimaste escluse o penalizzate nell’accesso allo schema 5.0.
La manovra introduce anche un elemento nuovo: dal 2026 un meccanismo di iperammortamento sostituirà i precedenti crediti d’imposta 4.0 come strumento principale, con l’obiettivo dichiarato di garantire continuità agli investimenti programmati dalle imprese — anche se con un’intensità di agevolazione inferiore rispetto al modello 5.0 che lo ha preceduto.
Cosa significa per un’impresa che deve decidere oggi
Chi ha già completato un investimento nel 2024 con i requisiti di risparmio energetico di Transizione 5.0 deve riportarlo nel modello Redditi, compilando il quadro RU dedicato. Chi sta valutando un nuovo investimento nel 2026 si trova davanti a uno strumento diverso, con regole di calcolo diverse: vale la pena verificare, caso per caso, se convenga rientrare nel fondo residuo di Transizione 4.0 o attendere le disposizioni attuative del nuovo iperammortamento.
Il collegamento con la digitalizzazione delle PMI resta comunque diretto: molte delle tecnologie agevolate — dai sistemi di monitoraggio dei consumi ai software di gestione della produzione — sono proprio quelle che, secondo l’Osservatorio PoliMi, restano più indietro tra le imprese di piccola dimensione, un tema approfondito nell’articolo sulla digitalizzazione delle PMI.
Un percorso normativo che cambia in corsa
Chi segue queste misure da qualche anno riconosce uno schema che si ripete: un incentivo viene introdotto, poi corretto, poi sostituito da uno strumento nuovo prima ancora che il precedente abbia esaurito i suoi effetti. È successo con le prime versioni di Industria 4.0, poi ridenominata Transizione 4.0, ed è successo di nuovo con l’introduzione di Transizione 5.0 nel biennio 2024-2025.
Per le imprese questa instabilità normativa ha un costo reale: pianificare un investimento pluriennale diventa più difficile quando le regole cambiano ogni dodici o diciotto mesi. Molti consulenti finanziari, non a caso, raccomandano oggi di verificare lo stato delle misure agevolative subito prima di firmare un contratto di investimento, piuttosto che fare riferimento a informazioni raccolte anche solo pochi mesi prima.
Resta da vedere se il nuovo iperammortamento in arrivo dal 2026 riuscirà a durare più delle misure che lo hanno precesso, o se seguirà lo stesso destino di revisioni ravvicinate.
Anche il tema della certificazione pesa più di quanto sembri a prima vista: per Transizione 5.0 la riduzione dei consumi energetici deve essere attestata da un soggetto certificatore terzo, un passaggio che allunga i tempi di accesso alla misura rispetto ai crediti d’imposta 4.0 tradizionali, dove il regime è quasi sempre autodichiarativo.
Questi incentivi restano uno degli strumenti principali a supporto della trasformazione digitale delle imprese italiane, insieme alle misure PNRR e agli investimenti in cloud descritti negli altri approfondimenti della sezione.
Domande frequenti
Che differenza c’è tra Transizione 4.0 e Transizione 5.0?
Transizione 4.0 premia l’acquisto di beni strumentali e immateriali 4.0 senza un vincolo energetico specifico; Transizione 5.0 richiede invece una riduzione certificata dei consumi energetici come condizione per accedere al credito d’imposta.
Transizione 5.0 è ancora attiva nel 2026?
No: la Legge di Bilancio 2026 non ne ha previsto un rifinanziamento generale, e la scadenza per le domande era già stata anticipata al 27 novembre 2025.
Cos’è il nuovo iperammortamento annunciato per il 2026?
È il meccanismo che, dal 2026, sostituisce i precedenti crediti d’imposta 4.0 come strumento principale di incentivo agli investimenti in tecnologie innovative e sostenibili, con un’intensità di agevolazione inferiore rispetto a Transizione 5.0, ma pensato per garantire continuità alle imprese che avevano già pianificato un investimento.
Come si dichiara il credito d’imposta Transizione 5.0 nel modello Redditi?
Per i progetti di innovazione completati nel 2024, il modello Redditi 2025 richiede la compilazione del quadro RU dedicato al credito d’imposta.