Trasformazione Digitale

Cloud per le imprese: cosa sono IaaS, PaaS e SaaS

Tre sigle, tre livelli di responsabilità diversi. Quando un’impresa sceglie un servizio cloud, in realtà sceglie quanto della propria infrastruttura tecnologica vuole gestire da sola e quanto vuole delegare a un fornitore esterno. IaaS, PaaS e SaaS sono, prima di tutto, tre punti diversi su questo asse.

Illustrazione astratta di tre livelli impilati per i modelli cloud IaaS, PaaS e SaaS
Tre livelli, tre modelli: come si dividono IaaS, PaaS e SaaS.
Modello Cosa fornisce Chi lo gestisce di solito
IaaS (Infrastructure as a Service) Server, storage e reti virtualizzati Il reparto IT interno
PaaS (Platform as a Service) Ambienti di sviluppo e database gestiti Il team di sviluppo software
SaaS (Software as a Service) Applicazioni pronte all’uso via browser Il singolo utente o reparto business

IaaS: l’infrastruttura senza i server fisici

Con l’Infrastructure as a Service, un’azienda affitta macchine virtuali, spazio di archiviazione e connettività di rete da un fornitore — che può essere un grande provider internazionale o un data center italiano — senza doversi occupare di hardware, climatizzazione o sostituzione dei componenti. Resta comunque a carico dell’impresa la gestione del sistema operativo e delle applicazioni installate sopra.

PaaS: un ambiente pronto per sviluppare

Il Platform as a Service va oltre: il fornitore mette a disposizione anche il sistema operativo, i database, gli ambienti di esecuzione. Chi sviluppa un’applicazione non deve preoccuparsi di configurare il server su cui girerà — si concentra sul codice.

SaaS: l’applicazione già pronta

Il Software as a Service è il livello più vicino all’utente finale: un CRM, un gestionale contabile, una piattaforma di posta elettronica aziendale. Non richiede installazione né manutenzione locale; funziona tramite abbonamento e browser.

Quanto vale il cloud in Italia

Secondo il rapporto “Il Digitale in Italia 2026” di Anitec-Assinform, realizzato con NetConsulting cube, il mercato cloud italiano ha raggiunto nel 2025 un valore di 8,13 miliardi di euro, in crescita del 20% sul 2024 — una delle componenti più dinamiche di un mercato digitale complessivo che, nello stesso anno, ha toccato 84,4 miliardi di euro (+3,4%).

Il dato si intreccia con quanto rilevato dall’Osservatorio Innovazione Digitale nelle PMI del Politecnico di Milano: l’adozione del cloud tra le piccole e medie imprese italiane è passata dal 56% nel triennio 2023-2025 a un 91% previsto per il 2026-2028, come raccontato più nel dettaglio nell’articolo sulla digitalizzazione delle PMI.

Il cloud e la pubblica amministrazione

Non solo imprese private: anche la pubblica amministrazione italiana ha avviato negli anni un percorso di migrazione verso infrastrutture cloud centralizzate, in parte finanziato dalle stesse misure descritte nell’articolo su PNRR e transizione digitale. La logica è simile a quella delle imprese: concentrare le competenze di gestione infrastrutturale in pochi centri specializzati, invece di distribuirle su migliaia di data center locali.

Per le imprese che vogliono accedere agli incentivi fiscali collegati agli investimenti in beni digitali — cloud compreso, quando è funzionale a un progetto di innovazione — resta centrale il capitolo dedicato a Transizione 4.0 e Transizione 5.0.

Un esempio pratico: il passaggio di una PMI al cloud

Per capire la differenza tra i tre modelli aiuta pensare a un caso concreto: un’azienda manifatturiera di 30 dipendenti che decide di digitalizzare la gestione degli ordini. Se sceglie di affittare server virtuali su cui installare da sé un gestionale, sta usando IaaS — mantiene il controllo totale, ma anche l’onere della configurazione. Se si appoggia a una piattaforma che fornisce già database e ambiente di esecuzione per un’applicazione su misura costruita da un fornitore esterno, sta usando PaaS. Se, più semplicemente, si abbona a un gestionale cloud già pronto — accessibile da browser, aggiornato automaticamente dal fornitore — sta usando SaaS, la scelta più comune per le imprese di piccola dimensione senza un reparto IT interno.

Il passaggio non è mai solo tecnico. Comporta anche una revisione dei processi interni: chi ha sempre lavorato con fogli di calcolo condivisi via email fatica, all’inizio, ad abituarsi a un sistema centralizzato in cui i dati sono sempre aggiornati in tempo reale per tutti gli utenti autorizzati.

Un tema che pesa sempre di più nella scelta del fornitore cloud è la localizzazione dei dati. Un’impresa che tratta dati personali di clienti europei deve verificare dove sono effettivamente conservati ed elaborati quei dati, per ragioni di conformità al GDPR: alcuni fornitori offrono region europee dedicate proprio per rispondere a questa esigenza, altri richiedono configurazioni specifiche per evitare trasferimenti verso paesi extra-UE. Non è un dettaglio da lasciare all’ultimo momento: cambiare fornitore cloud dopo aver già migrato dati e processi è un’operazione lenta e costosa, molto più della scelta iniziale.

L’adozione del cloud resta uno dei capitoli più concreti della trasformazione digitale delle imprese italiane, ed è spesso il primo passo prima di affrontare progetti più complessi.

Domande frequenti

Qual è la differenza tra IaaS, PaaS e SaaS?

IaaS fornisce infrastruttura virtualizzata (server, storage, rete), PaaS aggiunge un ambiente di sviluppo pronto all’uso, SaaS fornisce direttamente un’applicazione completa accessibile via browser.

Il cloud è sicuro per i dati aziendali?

I principali fornitori cloud investono in sicurezza infrastrutturale più di quanto possa fare la maggior parte delle PMI da sola; resta comunque responsabilità dell’impresa configurare correttamente accessi, backup e crittografia dei propri dati.

Quanto costa passare al cloud per una PMI?

Varia molto in base ai servizi scelti: i costi sono in genere ricorrenti (abbonamento o consumo effettivo) invece che un investimento iniziale in hardware, il che rende più semplice iniziare con una spesa contenuta.

Il cloud rientra tra gli investimenti agevolabili con incentivi pubblici?

Può rientrarvi quando è parte di un progetto di innovazione più ampio che rispetta i requisiti delle misure vigenti, come Transizione 4.0 o 5.0, ma non è agevolabile come semplice canone di abbonamento a sé stante. Va sempre verificato, caso per caso, se la componente cloud specifica soddisfa i criteri tecnici richiesti dalla misura scelta.