Opinioni

Regolare le piattaforme: il DSA basta?

Ti sarà capitato di segnalare un contenuto su un social network senza mai ricevere una risposta chiara su cosa ne sia stato. È esattamente uno dei problemi che il Digital Services Act (Regolamento (UE) 2022/2065) dovrebbe risolvere: obblighi di trasparenza sulla moderazione dei contenuti, canali di segnalazione accessibili, accesso ai dati per i ricercatori indipendenti.

Illustrazione astratta di una rete di nodi in un perimetro per la regolazione delle piattaforme
Dentro e fuori dal perimetro: i limiti della regolazione delle piattaforme.

Il regolamento è entrato in vigore nel novembre 2022. È diventato applicabile alle piattaforme più grandi, le VLOP (very large online platforms), dall’agosto 2023, dopo la designazione di 19 servizi da parte della Commissione europea, e a tutte le piattaforme dal 17 febbraio 2024. In Italia, il Decreto Legge 123/2023 ha nominato l’AGCOM coordinatore nazionale dei servizi digitali, con poteri sanzionatori fino al 6% del fatturato globale di un’azienda.

Il regolamento basta?

Chi ritiene che il DSA basti

Chi sostiene questa posizione cita i primi risultati concreti. Nell’ottobre 2025 la Commissione europea ha aperto contestazioni preliminari contro Meta e TikTok per l’assenza di strumenti di segnalazione adeguati e per gli ostacoli all’accesso ai dati da parte dei ricercatori. A luglio 2026 è arrivata una nuova contestazione preliminare contro Meta per il design ritenuto “assuefacente” di Instagram e Facebook.

L’argomento centrale è che il regolamento, per essere efficace, ha bisogno di tempo di applicazione e di casi che ne testino la tenuta, non di nuove norme. Il fatto che la Commissione stia già usando gli strumenti previsti dimostra, secondo questa lettura, che l’impianto normativo funziona.

Chi ritiene che il DSA non basti

Chi non si accontenta parte da un caso specifico: nel 2025 la Commissione ha sanzionato X per 120 milioni di euro per violazioni di trasparenza. Una cifra che, per una piattaforma di quelle dimensioni, pesa meno di un costo operativo ordinario. Se la sanzione non modifica il comportamento, il deterrente non è ancora calibrato correttamente.

C’è poi un problema di perimetro: il DSA disciplina la moderazione dei contenuti e la trasparenza degli annunci, ma lascia scoperti temi come l’amplificazione algoritmica dei contenuti generati con l’IA: un’area che si sovrappone solo in parte con l’AI Act, e che nessuno dei due regolamenti coprirebbe interamente da solo.

Il registro pubblico delle decisioni di moderazione

Una parte del dibattito si può verificare direttamente. Dal 25 settembre 2023 la Commissione europea gestisce la DSA Transparency Database, un registro pubblico che raccoglie in tempo quasi reale le motivazioni delle decisioni di moderazione dei contenuti, le cosiddette statements of reasons, pubblicate da centinaia di piattaforme attive nell’Unione. Ogni voce indica la categoria della violazione, l’azione adottata e se la decisione sia stata presa con o senza intervento automatizzato.

Chi ritiene che il DSA basti cita proprio questo registro come prova che la trasparenza, oggi, è verificabile e non solo dichiarata. Chi non si accontenta osserva che un database con miliardi di voci pone un problema opposto: la quantità di dati resa disponibile è tale da rendere difficile, per un ricercatore indipendente, isolare pattern significativi senza risorse tecniche dedicate.

La trasparenza, in questo caso, non equivale automaticamente a comprensione.

Il regolamento impone inoltre alle piattaforme di dimensioni molto grandi audit indipendenti sui rischi sistemici, previsti dall art. 37 del DSA: un obbligo periodico che affianca le sanzioni e che, va detto, finora ha prodotto risultati non sempre resi pubblici nella loro interezza.

Il confronto ricorda, con logiche diverse, quello già affrontato nei servizi di pagamento con la PSD2: anche in quel caso una direttiva europea ha imposto obblighi di trasparenza a operatori enormi, con risultati giudicati insufficienti da una parte del mercato e adeguati dall’altra.

Le piattaforme coinvolte in queste procedure sono spesso le stesse su cui si costruisce parte dell’ecosistema startup italiano: un’azienda che vende attraverso un marketplace o cresce su un social è soggetta, indirettamente, alle stesse regole di trasparenza che il DSA impone alla piattaforma madre. Lo stesso vale per il più ampio processo di trasformazione digitale delle imprese, che passa quasi sempre da una piattaforma terza.

Sullo sfondo si muove anche il Digital Omnibus, il pacchetto di semplificazione normativa presentato dalla Commissione europea il 19 novembre 2025, che tocca trasversalmente AI Act, GDPR, Data Act, NIS2 ed eIDAS insieme al DSA, con l’obiettivo dichiarato di far risparmiare alle imprese fino a 5 miliardi di euro di costi amministrativi entro il 2029. Il Parlamento europeo ha adottato una relazione congiunta delle commissioni IMCO e LIBE il 18 marzo 2026. Chi vede il DSA come sufficiente legge la semplificazione come una correzione di rotta necessaria; chi non si accontenta la legge come il primo segnale di un possibile arretramento sugli obblighi più onerosi.

Le indagini aperte dalla Commissione riguardano finora quasi esclusivamente le piattaforme più grandi. Sulle centinaia di servizi digitali di dimensioni minori, l’applicazione pratica del regolamento resta meno documentata. È un punto su cui il dibattito tende a sorvolare più che a concentrarsi.

Domande frequenti

Cos’è il Digital Services Act?

È il Regolamento (UE) 2022/2065, in vigore dal novembre 2022, che impone alle piattaforme online obblighi di trasparenza sulla moderazione dei contenuti, sulla pubblicità e sull’accesso ai dati per i ricercatori.

Chi è il coordinatore dei servizi digitali in Italia?

L’AGCOM, nominata coordinatore nazionale con il Decreto Legge 123/2023 (pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 15 settembre 2023), con poteri sanzionatori fino al 6% del fatturato globale di un’azienda e un posto nel comitato europeo dei coordinatori dei servizi digitali.

Quali sanzioni sono state applicate finora sotto il DSA?

Nel 2025 la Commissione europea ha sanzionato X per 120 milioni di euro per violazioni di trasparenza; Meta e TikTok sono soggette a contestazioni preliminari aperte tra ottobre 2025 e luglio 2026.

Da quando si applica il DSA a tutte le piattaforme?

Dal 17 febbraio 2024, dopo un’applicazione anticipata alle piattaforme di dimensioni molto grandi (VLOP) a partire dall’agosto 2023.