Smart&Start Italia: come funziona il finanziamento a tasso zero per le startup
Chi cerca capitale per una startup guarda quasi sempre prima ai fondi di venture capital o ai business angel. Esiste però un canale pubblico spesso meno raccontato: Smart&Start Italia, l’incentivo gestito da Invitalia che finanzia le startup innovative con un mutuo a tasso zero, senza garanzie, fino a 1,5 milioni di euro.

Il meccanismo copre fino all’80% delle spese ammissibili, percentuale che sale al 90% se il team è composto interamente da donne o da soci under 36. Per le startup con sede nel Mezzogiorno, una quota del finanziamento diventa contributo a fondo perduto, senza obbligo di restituzione.
Per una startup senza fatturato consolidato e senza asset da mettere a garanzia, l’accesso a un prestito bancario ordinario è quasi sempre precluso nei primi anni. Smart&Start nasce proprio per colmare questo vuoto: valuta il progetto, non lo storico creditizio dell’impresa.
Chi può richiedere il finanziamento
Possono presentare domanda le startup innovative iscritte alla sezione speciale del Registro delle Imprese, con non più di 60 mesi dalla data di costituzione. È lo stesso status descritto nella guida al registro delle startup innovative, che resta il primo requisito formale da soddisfare prima di avviare qualsiasi pratica con Invitalia.
Il finanziamento va da 100.000 a 1,5 milioni di euro, un importo che aumenta con il numero di soci fondatori under 36 coinvolti nel progetto a tempo pieno. Le spese ammissibili comprendono attrezzature, brevetti, licenze software, personale qualificato e servizi specialistici legati allo sviluppo del prodotto, purché coerenti con il piano industriale presentato in fase di domanda.
Quota a fondo perduto per il Mezzogiorno
La componente non rimborsabile riguarda solo le startup con sede operativa in una delle regioni del Mezzogiorno: qui il contributo a fondo perduto arriva fino al 30-35% del finanziamento concesso, mentre il restante 65-70% resta un mutuo a tasso zero da restituire in dieci anni. Fuori da quelle regioni, l’intero importo è un prestito, ma senza interessi né garanzie personali richieste ai soci.
La differenza non è solo percentuale: per una startup del Sud, la quota a fondo perduto riduce da subito il debito da restituire, un sollievo non da poco nei primi anni di attività, quando i ricavi sono ancora incerti e ogni euro di cassa pesa sulla sopravvivenza del progetto.
Come funziona la valutazione
La domanda si presenta online, attraverso l’area riservata di Invitalia, e richiede un’identità digitale (SPID, CIE o CNS), una firma digitale e una PEC attiva. Dopo la verifica formale dei requisiti, il progetto passa a una valutazione di merito imperniata sul business plan: mercato di riferimento, competenze del team, sostenibilità economica del piano industriale su cinque anni.
L’intero percorso, tra invio della domanda ed esito finale, richiede in media circa 60 giorni. Chi ottiene il via libera riceve un anticipo del finanziamento all’atto della stipula, mentre l’erogazione del resto segue lo stato di avanzamento delle spese sostenute. Dal 3 novembre 2025 le domande passano da una piattaforma rinnovata, pensata per semplificare l’invio della pratica e il monitoraggio dello stato di avanzamento.
I numeri del bando, dal 2014 a oggi
Attivo dal 2014, Smart&Start ha finanziato oltre 1.549 startup innovative, attivando circa 800 milioni di euro di investimenti complessivi e concedendo 618 milioni di euro di agevolazioni, secondo i dati ufficiali diffusi da Invitalia. Per il bando in corso sono stati stanziati circa 200 milioni di euro aggiuntivi, destinati a coprire nuove domande nei prossimi cicli di valutazione.
Sono numeri che collocano Smart&Start tra gli strumenti pubblici più utilizzati dalle startup italiane, secondo solo, per capitali complessivamente mobilitati, ai canali privati descritti nell’articolo su come funziona il venture capital in Italia. Le domande finanziate si concentrano soprattutto nei settori ICT, life science e clean tech, gli stessi ambiti che negli ultimi anni hanno attratto anche la quota maggiore di capitale privato.
Un canale che si affianca al capitale privato
Smart&Start non sostituisce i fondi di venture capital: molte startup lo usano come primo capitale, prima o in parallelo a un round seed, per arrivare a un prodotto più maturo con cui presentarsi agli investitori istituzionali. Le due strade non sono in concorrenza: un finanziamento pubblico a tasso zero allunga la pista di decollo senza diluire subito l’equity dei fondatori, un vantaggio che pesa soprattutto nelle fasi più fragili di un progetto.
Non tutte le startup arrivano a Smart&Start dallo stesso punto di partenza. Alcune lo richiedono appena costituite, con un business plan ancora da validare sul mercato; altre lo usano dopo un primo giro di capitale privato, per finanziare l’assunzione di personale tecnico o l’acquisto di attrezzature che il round seed non ha coperto per intero. In entrambi i casi, restare inseriti nell’ecosistema startup italiano, fatto di incubatori e reti di contatti, aiuta a intercettare questi strumenti al momento giusto. La sezione Startup e Innovazione del sito raccoglie gli altri approfondimenti, pubblici e privati, dedicati a chi avvia un’impresa innovativa in Italia.
Domande frequenti
Chi può richiedere Smart&Start Italia?
Le startup innovative iscritte alla sezione speciale del Registro delle Imprese, costituite da non più di 60 mesi, che presentano un business plan con spese ammissibili coerenti con gli importi previsti dal bando.
Quanto copre il finanziamento?
Fino all’80% delle spese ammissibili, elevabile al 90% per team interamente femminili o composti da soci under 36, con importi compresi tra 100.000 euro e 1,5 milioni di euro.
Il finanziamento va restituito?
Sì, è un mutuo a tasso zero da restituire in dieci anni. Solo per le startup del Mezzogiorno una quota fino al 30-35% diventa contributo a fondo perduto, non soggetto a restituzione.
Quanto dura la procedura di valutazione?
In media circa 60 giorni tra la presentazione della domanda online e l’esito della valutazione di merito, che segue una prima verifica formale dei requisiti.
Smart&Start si può richiedere insieme ad altri finanziamenti?
Sì, nulla impedisce di cumulare Smart&Start con capitale privato raccolto in un round seed o pre-seed, purché le spese finanziate dai due canali non coincidano; è anzi una combinazione frequente tra le startup che escono dai principali incubatori italiani.