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Come funziona il venture capital in Italia

Nel 2025 il venture capital italiano ha chiuso quello che AIFI e l’Osservatorio VeM, attivo presso l’Università LIUC, definiscono il secondo miglior anno di sempre: oltre 2,3 miliardi di euro investiti su 419 operazioni lungo tutta la filiera dell’innovazione. Guardando solo alle startup in senso stretto, il capitale raccolto supera 1,6 miliardi di euro su 313 round tra investimenti iniziali e follow-on, contro 1,2 miliardi e 270 operazioni nel 2024.

Illustrazione astratta di un imbuto per la selezione dei round di venture capital
Molte candidature, pochi round finanziati: la selettività del venture capital italiano.

Un altro dato, meno citato ma indicativo, riguarda le startup della ricerca: gli investimenti in questo segmento hanno raggiunto circa 600 milioni di euro su 93 operazioni, quasi il triplo dei 223 milioni del 2024.

Dietro questi numeri c’è una filiera con pochi protagonisti, ciascuno con un ruolo specifico.

Chi investe davvero nelle startup italiane

Il mercato si regge su tre livelli che raramente si sovrappongono. Il primo è quello dei business angel, spesso organizzati in reti: Italian Angels for Growth (IAG), attiva dal 2007, riunisce oggi oltre 500 investitori privati e ha superato i 300 milioni di euro raccolti in quindici anni di attività, con exit come Spreaker e Musement tra i casi più citati.

Il secondo livello è quello dei fondi di venture capital indipendenti — nomi come P101, United Ventures, 360 Capital o Claris Ventures ricorrono spesso nei round più grandi dell’anno. Il terzo è pubblico, o meglio a partecipazione pubblica: CDP Venture Capital SGR gestisce il Fondo Nazionale Innovazione attraverso veicoli dedicati come il Fondo Acceleratori, il Fondo Boost Innovation e il Fondo Artificial Intelligence, spesso in co-investimento con i fondi privati nel ruolo di “fondo di fondi”.

Le fasi di un investimento

Un’operazione di venture capital non è mai un evento isolato: segue una sequenza di round che parte dal pre-seed e, nei casi di maggiore successo, arriva alla Serie A e oltre. Ogni fase ha investitori, importi e obiettivi diversi — un meccanismo spiegato più nel dettaglio nell’articolo dedicato a come funziona un round di finanziamento.

Per una startup, l’accesso a questi capitali passa quasi sempre attraverso l’iscrizione al registro delle startup innovative, che al 1° luglio 2025 conta 12.342 imprese secondo i dati del MIMIT. L’iscrizione non è un dettaglio burocratico: apre la porta ad agevolazioni fiscali dedicate agli investitori, un tema approfondito nella guida al registro delle startup innovative.

Dove va il capitale

I settori più finanziati restano quelli legati a ICT e software, seguiti da fintech, healthtech e deep tech. Geograficamente, la concentrazione resta forte nei grandi hub del Nord — Milano in particolare — dove si trovano i principali incubatori certificati e la maggior densità di fondi attivi, come racconta l’approfondimento sull’ecosistema startup italiano.

Non tutte le startup passano dal venture capital istituzionale. Alcune preferiscono, o sono costrette a preferire, canali alternativi come il crowdfunding equity, oggi un mercato riconosciuto anche dalla normativa europea.

Le exit che hanno fatto scuola

Il venture capital si giudica anche dalle uscite, non solo dagli ingressi. Tra i casi più citati nel percorso di IAG figurano l’acquisizione di Spreaker, piattaforma di podcasting fondata a Milano, da parte del gruppo americano iHeartMedia, e quella di Musement, startup di biglietteria turistica digitale, passata sotto il controllo del gruppo TUI. Sono esempi ricordati spesso proprio perché mostrano un percorso completo: dall’investimento seed fino a un acquirente internazionale disposto a pagare per la tecnologia e per il team, non solo per il fatturato.

Negli ultimi anni, a fianco dei fondi tradizionali, è cresciuto anche il peso del corporate venture capital: divisioni di investimento create da grandi gruppi industriali e assicurativi per finanziare startup vicine al proprio core business, spesso in cambio di un accesso privilegiato alla tecnologia sviluppata. Non sostituiscono i fondi indipendenti, ma aggiungono un canale di capitale ulteriore — e, per una startup, anche un potenziale primo cliente.

Sul piano geografico, la concentrazione resta forte: la Lombardia ospita la quota più ampia di operazioni e di capitale investito, complice la densità di fondi, incubatori e capitale industriale disponibile a Milano, un fattore descritto anche nell’articolo sull’ecosistema startup italiano. Il Lazio e il Piemonte restano poli secondari ma rilevanti, ciascuno legato a un proprio incubatore di riferimento.

Non tutti gli indicatori vanno nella stessa direzione, va detto. Secondo i dati AIFI-PwC sull’intera filiera del private equity e venture capital, l’attività di investimento è cresciuta del 17% nel primo semestre, ma la raccolta di nuovi capitali da parte dei fondi è scesa del 40% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente — segnale che i fondi già esistenti investono con più convinzione, mentre attrarre capitale fresco resta il vero punto debole del sistema.

Il tema si inserisce nel più ampio contesto dell’ecosistema startup italiano, dove capitale, incubatori e normativa si muovono in stretta dipendenza reciproca.

Domande frequenti

Qual è la differenza tra venture capital e business angel?

Il business angel è quasi sempre una persona fisica che investe capitale proprio, spesso in fase pre-seed o seed, mentre un fondo di venture capital gestisce denaro raccolto da altri investitori (fondi pensione, banche, family office) e interviene tipicamente da un round più maturo in avanti.

Cos’è il Fondo Nazionale Innovazione?

È il fondo gestito da CDP Venture Capital SGR, la società di gestione controllata da Cassa Depositi e Prestiti, che investe nell’ecosistema italiano dell’innovazione sia direttamente sia attraverso fondi dedicati a fasi e settori specifici.

Le startup italiane raccolgono più capitali all’estero?

Molte scale-up italiane, una volta superata la Serie A, cercano investitori internazionali per round successivi: è una dinamica comune in ecosistemi di dimensioni ridotte rispetto a Stati Uniti o Regno Unito, ma i dati AIFI-VeM mostrano una crescita anche della componente domestica.

Come si accede a un investimento di venture capital?

Il percorso tipico parte da un contatto diretto o una presentazione tramite un incubatore certificato, seguito da un pitch, una due diligence e, se le parti trovano un accordo, la negoziazione di un term sheet.