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Registro delle startup innovative: come funziona e chi può iscriversi

Esiste dal 2012, ma le regole per iscriversi sono cambiate ancora nel 2025. Il registro delle startup innovative — tecnicamente una sezione speciale del Registro delle Imprese, istituita dall’articolo 25 del Decreto Legge 179/2012 — è il punto di accesso a un intero sistema di agevolazioni fiscali, deroghe societarie e accesso semplificato al credito.

Illustrazione astratta di un registro con sigillo per le startup innovative
Una voce nel registro, un sigillo di verifica: come funziona l’iscrizione delle startup innovative.

Il 29 luglio 2025 il Ministero delle Imprese e del Made in Italy ha pubblicato una circolare direttoriale che chiarisce, e in parte inasprisce, i criteri di ammissione.

I requisiti per iscriversi

Tre condizioni fanno da filtro d’ingresso. Primo: l’impresa deve rientrare nella definizione europea di PMI secondo la Raccomandazione 2003/361/CE. Secondo: il valore della produzione annua non può superare 5 milioni di euro, requisito che si applica a partire dal secondo anno di attività. Terzo, ed è la novità più discussa dagli studi legali: sono escluse le imprese che svolgono in via prevalente attività di agenzia o di consulenza.

L’iscrizione avviene tramite un modello di autocertificazione unificato, approvato dal MIMIT e messo a disposizione dagli uffici delle Camere di Commercio.

Quanto dura lo status

Lo status di startup innovativa non è permanente. Superato il terzo anno dall’iscrizione, e fino a un massimo complessivo di cinque anni, l’impresa deve dimostrare almeno uno di questi requisiti, previsti dal comma 2-bis dell’articolo 25:

Requisito alternativo Soglia richiesta
Spese in ricerca e sviluppo almeno il 25% dei costi totali
Contratto di sperimentazione con una PA stipulato
Crescita di fatturato o occupazione almeno il 50%
Investimento esterno con aumento di capitale + R&S al 20%
Brevetto registrato almeno uno

Chi non rientra in nessuna di queste condizioni perde lo status e viene cancellato dalla sezione speciale, restando comunque un’impresa ordinaria a tutti gli altri effetti.

Cosa cambia in concreto per chi si iscrive

I benefici principali riguardano il lato fiscale: agevolazioni per chi investe in equity nella startup, esoneri sui diritti camerali e sull’imposta di bollo, e deroghe al diritto societario ordinario — ad esempio la possibilità di remunerare i collaboratori con piani di stock option in modo più flessibile. C’è anche un canale preferenziale di accesso al Fondo di Garanzia PMI e la possibilità di raccogliere capitale tramite piattaforme di equity crowdfunding, un mercato descritto nell’articolo sul crowdfunding in Italia.

I numeri aggiornati al 1° luglio 2025 dal MIMIT parlano di 12.342 startup innovative registrate, in crescita dell’1,4% rispetto al trimestre precedente, con 16.365 persone occupate complessivamente. Circa il 45% opera nel settore della programmazione e consulenza informatica, seguito da green economy, healthtech e fintech.

La domanda di iscrizione, oggi, passa quasi sempre per il portale telematico del Registro Imprese, dove l’identificazione del legale rappresentante richiede un’identità digitale riconosciuta.

Le deroghe societarie, nel dettaglio

Oltre alle agevolazioni fiscali, lo status di startup innovativa porta con sé una serie di deroghe al diritto societario ordinario che, per una piccola impresa, possono fare una differenza concreta. È possibile, ad esempio, creare categorie di quote con diritti diversi anche nelle società a responsabilità limitata — una flessibilità che il codice civile riserva altrimenti quasi solo alle società per azioni. Lo stesso vale per i piani di stock option e di work for equity, strumenti spesso decisivi per attrarre talenti che una startup non potrebbe permettersi di pagare interamente in contanti.

Un’altra deroga riguarda la possibilità di effettuare operazioni straordinarie — fusioni, scissioni, trasformazioni — con procedure semplificate rispetto a quelle previste per le società ordinarie, oltre all’esonero dal divieto di operazioni sulle proprie quote in determinate circostanze.

La cancellazione dalla sezione speciale, quando arriva, non è un evento traumatico sul piano legale: l’impresa continua a esistere come società ordinaria, perde semplicemente i benefici specifici collegati allo status, senza ripercussioni retroattive sulle agevolazioni già godute negli anni precedenti.

Va segnalato che il tetto dei 5 milioni di euro di valore della produzione si applica a partire dal secondo anno di vita della startup: nel primo anno, l’assenza di un bilancio storico completo rende impraticabile una soglia di questo tipo, e il requisito si considera automaticamente rispettato. Le imprese che superano il tetto, o che modificano il proprio oggetto sociale rientrando nelle attività escluse, perdono lo status a prescindere dagli altri requisiti soddisfatti — un motivo in più per monitorare la propria posizione con continuità, non solo al momento del rinnovo annuale.

L’iscrizione al registro resta il primo passo formale per chi si affaccia sull’ecosistema startup italiano, e apre la strada anche ai canali di finanziamento descritti nell’articolo su come funziona il venture capital in Italia.

Domande frequenti

Chi può iscriversi al registro delle startup innovative?

Una PMI di nuova costituzione, con sede in Italia o in un altro paese UE con una sede produttiva o una filiale in Italia, che rispetti i requisiti su valore della produzione, oggetto sociale e — a scelta — spese in R&S, personale qualificato, titolarità di brevetti o software originale.

Quali sono i requisiti per rimanere nella sezione speciale?

Oltre il terzo anno serve dimostrare almeno uno dei criteri previsti dal comma 2-bis dell’articolo 25 del D.L. 179/2012, come una crescita di fatturato o occupazione di almeno il 50% o una spesa in ricerca e sviluppo pari almeno al 25% dei costi.

Quali vantaggi fiscali sono legati allo status?

Tra i principali: agevolazioni per chi investe capitale nella startup, esonero da alcuni diritti camerali e dall’imposta di bollo, e regole societarie più flessibili su categorie di quote e remunerazione con equity. A questi si aggiunge un accesso semplificato al Fondo di Garanzia PMI, utile soprattutto nelle fasi in cui la startup non ha ancora uno storico creditizio sufficiente a ottenere finanziamenti bancari ordinari.

Serve un’identità digitale per iscriversi al registro delle imprese?

Sì: le pratiche telematiche verso il Registro delle Imprese richiedono un’identificazione digitale del richiedente, che nella maggior parte dei casi avviene tramite SPID — un tema trattato nella guida su come fare lo SPID.