Fintech

Pagamenti digitali in Italia: i trend del mercato

Cinquecentodiciotto miliardi di euro. È il valore complessivo dei pagamenti digitali effettuati in Italia nel 2025, secondo l’Osservatorio Innovative Payments del Politecnico di Milano — una crescita del 7% sul 2024. Gli strumenti elettronici pesano ora per il 45% dei consumi totali, contro il 38% ancora coperto dal contante.

Illustrazione astratta di onde crescenti per la crescita dei pagamenti digitali
Una crescita a onde: l’andamento dei pagamenti digitali in Italia.

Non è un sorpasso netto e definitivo, ma la direzione è chiara da diversi anni consecutivi.

Le carte restano il canale principale, ma non crescono più al ritmo di prima

Nel primo semestre 2025 i pagamenti digitali con carta hanno raggiunto 236 miliardi di euro, in crescita del 6% sull’anno precedente. Il dato, letto isolatamente, sembra solido. Confrontato con il resto d’Europa, però, racconta un’altra storia: l’Italia resta quartultima nel continente per numero di transazioni con carta per abitante nel 2024 — un paese che paga poco spesso con carta, anche quando la usa.

Smartphone e wearable: il segmento che cresce più velocemente

È qui che si vede il cambiamento più marcato. Nel primo semestre 2025 i pagamenti tramite smartphone e dispositivi wearable hanno toccato 29,7 miliardi di euro, il 46% in più rispetto allo stesso periodo del 2024. Sull’intero anno la cifra sale a 84,9 miliardi di euro. L’Osservatorio stima che 14 milioni di italiani abbiano pagato con smartphone o wearable nell’ultimo anno, contro 10 milioni nel 2024.

Il 96% degli italiani possiede oggi almeno una carta di pagamento: il problema, semmai, non è più l’accesso allo strumento ma la frequenza con cui viene effettivamente usato.

Buy Now Pay Later: una fetta ancora piccola, ma non marginale

Il pagamento a rate senza interessi al momento dell’acquisto — il cosiddetto Buy Now Pay Later — ha raggiunto 9,9 miliardi di euro nel 2025, con un tasso di utilizzo tra gli italiani del 17%. È un segmento relativamente giovane rispetto alle carte, ma già abbastanza diffuso da essere diventato un’opzione standard su molti siti di e-commerce.

Cosa c’è dietro questi numeri

Buona parte dell’infrastruttura che rende possibile la crescita dei pagamenti digitali passa dalle stesse API di open banking descritte nell’articolo su open banking e PSD2 in Italia: iniziazione di pagamenti alternativa alla carta, verifica dell’identità del pagatore, autenticazione forte del cliente. Anche le neobanche, con la loro base utenti in crescita costante, contribuiscono a spingere l’adozione — un tema trattato nell’articolo su neobanche e conti digitali.

Un dettaglio meno visibile, ma rilevante: molte delle procedure di autenticazione richieste per operazioni bancarie e pagamenti ad alto valore si appoggiano oggi su strumenti di identità digitale, lo stesso ecosistema descritto nella sezione del sito dedicata ai servizi digitali.

Le differenze territoriali che i dati nazionali non mostrano

I numeri dell’Osservatorio PoliMi descrivono una media nazionale, ma l’adozione dei pagamenti digitali resta tutt’altro che uniforme sul territorio. Le aree urbane del Nord, dove la densità di commercio e la diffusione di connessioni veloci sono più alte, registrano tassi di utilizzo di pagamenti smartphone superiori alla media; i piccoli centri e alcune aree del Sud restano più legati al contante, anche per la minore diffusione di terminali POS presso attività di piccola dimensione.

Il commercio di prossimità, i piccoli negozi e i mercati rionali restano il contesto in cui il contante resiste più a lungo, non tanto per resistenza culturale quanto per un calcolo economico: le commissioni sulle transazioni con carta pesano di più su scontrini di importo contenuto, un problema che i wallet basati su QR code e i pagamenti via smartphone stanno in parte attenuando con commissioni più contenute rispetto ai terminali POS tradizionali.

Un capitolo che l’Osservatorio segue con attenzione crescente è quello dei pagamenti verso la pubblica amministrazione, oggi in larga parte incanalati attraverso PagoPA, la piattaforma nazionale che unifica il pagamento di tributi, multe e servizi pubblici in un’unica interfaccia, indipendentemente dall’ente creditore. Anche i pagamenti contactless, resi possibili dalla tecnologia NFC integrata in carte e smartphone, hanno beneficiato di un’accelerazione strutturale che risale ormai a diversi anni: oggi rappresentano la modalità predefinita per la maggior parte delle transazioni di importo contenuto nei negozi fisici italiani. Il quadro complessivo, letto insieme ai dati su neobanche e open banking, racconta un sistema dei pagamenti che si sta ricomponendo attorno al telefono cellulare più che attorno alla carta fisica, pur partendo da una base di utilizzo della carta ancora relativamente contenuta rispetto alla media europea.

Il tema resta uno dei più seguiti nel panorama fintech italiano, insieme all’evoluzione delle neobanche e dell’open banking descritta negli altri approfondimenti della sezione.

Domande frequenti

Quanto valgono i pagamenti digitali in Italia?

Nel 2025 hanno raggiunto 518 miliardi di euro secondo l’Osservatorio Innovative Payments del Politecnico di Milano, in crescita del 7% rispetto al 2024, con gli strumenti elettronici che coprono ormai il 45% dei consumi complessivi.

Il contante sta scomparendo in Italia?

No, non ancora: nel 2025 il contante copriva ancora circa il 38% dei consumi, contro il 45% degli strumenti elettronici, secondo i dati dell’Osservatorio — un sorpasso graduale più che una rivoluzione improvvisa.

Cos’è il Buy Now Pay Later?

È una modalità di pagamento a rate, generalmente senza interessi, attivabile al momento dell’acquisto online; in Italia ha raggiunto 9,9 miliardi di euro nel 2025, con un utilizzo dichiarato dal 17% degli italiani, soprattutto su acquisti di importo medio nell’e-commerce.

Perché l’Italia è indietro nei pagamenti con carta rispetto all’Europa?

Nel 2024 l’Italia risultava quartultima in Europa per numero di transazioni con carta per abitante, un dato che riflette abitudini di spesa più che una mancanza di accesso agli strumenti di pagamento: il 96% degli italiani possiede già almeno una carta, ma continua a usarla con minore frequenza rispetto ai principali paesi europei.