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SMAU e le fiere dell’innovazione in Italia

Nel 1964 nessuno parlava di startup, e SMAU non aveva nulla a che fare con l’innovazione digitale come la intendiamo oggi. L’acronimo stava per “Salone Macchine e Attrezzature per l’Ufficio”, e l’evento fu creato da Comufficio, l’associazione di settore specializzata in arredi e forniture per uffici.

Illustrazione astratta di una pianta di una fiera vista dall'alto con stand e percorsi visitatori
Gli stand e i flussi di visitatori delle fiere dell’innovazione italiane.

Sessant’anni, tre fasi diverse

La storia di SMAU si divide, con una certa nettezza, in tre periodi. Dal 1964 al 1992 l’evento resta un salone dedicato all’automazione d’ufficio e alle prime tecnologie informatiche. Dal 1993 al 2005 il format cambia radicalmente e si apre a un pubblico consumer, diventando una delle maggiori fiere IT al mondo — nel 2003 arriva a essere la seconda più grande a livello globale per questo segmento. Dal 2006 in avanti, SMAU si trasforma di nuovo: diventa un evento esclusivamente professionale, rivolto a innovation manager e decisori d’impresa piuttosto che al pubblico generalista.

È in questa terza fase che SMAU assume la forma con cui viene conosciuto oggi: la fiera italiana di riferimento per l’innovazione delle imprese, delle startup e della pubblica amministrazione, con un’attenzione crescente alla trasformazione digitale, alla manifattura avanzata e alla collaborazione tra grandi aziende e startup.

Il formato attuale

SMAU oggi funziona come un roadshow annuale che tocca diverse realtà territoriali italiane, con un evento internazionale culminante a Milano e tappe in alcune capitali estere — Londra, Parigi, Berlino, Stoccolma e, dal 2023, anche San Francisco. L’edizione di Milano del 2025, la 62ª nella storia della manifestazione, si è tenuta il 5 e 6 novembre con circa 180 startup italiane selezionate e oltre 50 workshop gratuiti su temi che vanno dall’AgriFood alla mobilità intelligente.

Le startup presenti a SMAU provengono in larga parte dagli stessi incubatori e hub descritti nell’articolo sull’ecosistema startup italiano, e molte sono già iscritte al registro delle startup innovative — condizione che spesso facilita anche l’accesso a bandi e agevolazioni collegate alla partecipazione.

Le altre fiere del settore

SMAU non è sola nel panorama italiano. Maker Faire Rome, che negli ultimi anni ha iniziato a convergere con la conferenza Codemotion, resta la fiera più ampia per varietà tematica: robotica, intelligenza artificiale, realtà aumentata, manifattura digitale e molto altro, raccontata con maggiore dettaglio nell’articolo sugli eventi tech da seguire in Italia.

Rispetto a SMAU, che nasce e resta un evento a vocazione più B2B e istituzionale, Maker Faire mantiene un’anima più aperta al pubblico generalista e agli sperimentatori indipendenti — un’eredità, in un certo senso, di quello che SMAU stessa era negli anni Novanta, prima di scegliere la strada professionale che percorre da vent’anni.

Il valore per chi partecipa, oggi

Per una startup selezionata, partecipare a SMAU significa soprattutto accesso: incontri programmati con investitori, visibilità su media di settore, la possibilità di confrontarsi con altre startup che affrontano problemi simili. Per le imprese più grandi, spesso presenti come sponsor o come visitatori, la fiera funziona da termometro sullo stato dell’innovazione italiana — un modo per individuare in anticipo tecnologie o team con cui avviare una collaborazione, o un investimento tramite le proprie divisioni di corporate venture capital.

Non tutti i partecipanti trovano lo stesso valore: chi si presenta senza una preparazione specifica — senza appuntamenti fissati in anticipo con investitori o partner — spesso torna a casa con molti biglietti da visita raccolti e poche conversazioni realmente utili. La fiera, in altre parole, premia chi arriva con obiettivi precisi più di chi si affida all’improvvisazione.

L’espansione internazionale di SMAU racconta, a suo modo, l’evoluzione dei rapporti tra l’ecosistema italiano dell’innovazione e i mercati esteri: le tappe europee esistono da più tempo, mentre l’aggiunta di San Francisco nel 2023 ha segnato un salto di ambizione, portando la fiera a confrontarsi direttamente con l’ecosistema della Silicon Valley, storicamente il punto di riferimento globale per il venture capital e le startup tecnologiche. Non tutte le edizioni internazionali hanno lo stesso peso di quella milanese: funzionano più come vetrina per le startup italiane selezionate, un’occasione per incontrare investitori e partner stranieri, che come eventi autonomi paragonabili per dimensioni alla tappa principale.

La lunga transizione da salone dell’automazione d’ufficio a fiera dell’innovazione digitale non è stata lineare: negli anni della fase consumer, tra il 1993 e il 2005, SMAU competeva apertamente con altre grandi fiere IT internazionali per visitatori e superficie espositiva, un terreno di gioco molto diverso da quello professionale e selettivo in cui si muove oggi.

Altri appuntamenti dell’anno sono raccolti nella sezione Eventi e Tech del sito.

Domande frequenti

Cosa significava originariamente l’acronimo SMAU?

“Salone Macchine e Attrezzature per l’Ufficio”: la fiera nacque nel 1964 come evento dedicato alle macchine per ufficio, creata dall’associazione di settore Comufficio, molto prima che il termine “startup” entrasse nel vocabolario corrente italiano e nel linguaggio della stampa economica.

Quando SMAU è diventata una fiera sull’innovazione digitale?

La svolta definitiva arriva dal 2006, quando l’evento si trasforma in una manifestazione esclusivamente professionale rivolta a innovation manager e decisori d’impresa, dopo una fase consumer negli anni Novanta e primi anni Duemila in cui era stata tra le maggiori fiere IT al mondo.

Dove si tiene l’evento principale di SMAU?

L’evento culminante del roadshow annuale si svolge a Milano, mentre altre tappe toccano diverse regioni italiane e alcune città estere come Londra, Parigi, Berlino, Stoccolma e, dal 2023, San Francisco.

Che differenza c’è tra SMAU e Maker Faire Rome?

SMAU ha una vocazione più professionale e B2B, orientata a imprese e innovation manager; Maker Faire Rome mantiene un’impronta più aperta al pubblico generalista e agli sperimentatori indipendenti, con una varietà tematica che va dalla robotica al foodtech fino alla mobilità sostenibile.